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Postura e vista: due alleate spesso invisibili dell’apprendimento


Rivista N. 24 - Numero unico - Anno 2026
Postura e vista: due alleate spesso invisibili dell’apprendimento

Quando un bambino fa fatica a leggere, a scrivere o a concentrarsi, spesso pensiamo a problemi di attenzione o motivazione. In realtà, prima ancora delle competenze scolastiche, ci sono due funzioni di base che sostengono gli apprendimenti: la postura e la vista. Se questi sistemi non lavorano in modo efficiente, i compiti diventano più faticosi, anche se il bambino si impegna ed è motivato.

La postura: la base per stare comodi e imparare meglio
La postura non riguarda solo lo “stare dritti”. È la capacità del corpo di mantenere stabilità mentre facciamo qualcosa: leggere, scrivere, ascoltare, ecc. Il controllo posturale comprende:

  • una parte “statica”, che ci permette di restare seduti senza sforzo;
  • una parte “dinamica”, che stabilizza il corpo mentre muoviamo mani, braccia e occhi.

Tutto questo avviene in gran parte in automatico, senza che il bambino ci pensi. Quando questo sistema è ancora immaturo, il corpo fa più fatica a restare fermo: il bambino si muove spesso, cambia posizione, si sdraia sul banco o scivola sulla sedia. Non è “agitazione”: è ricerca di stabilità. La postura è strettamente collegata alla visione. È noto che chiudere gli occhi o ridurre l’acuità visiva aumenta le oscillazioni posturali, segno che il sistema visivo è uno dei principali punti di riferimento per mantenere l’equilibrio.

La vista: molto più che “vedere bene”
Molti pensano che “vedere bene” significhi solo leggere le lettere sulla tabella dell’oculista (acuità visiva). Ma per la scuola servono molte altre abilità, come:

  • mettere a fuoco da vicino e da lontano;
  • seguire una riga senza saltarne qualcuna;
  • muovere gli occhi in modo coordinato;
  • copiare dalla lavagna;
  • orientarsi sul foglio.

Se una di queste funzioni è faticosa, il bambino può:

  • avvicinarsi molto al foglio;
  • perdere il punto mentre legge;
  • confondere lettere simili;
  • fare errori nella copia;
  • stancarsi velocemente.

Due vie della vista: “che cos’è” e “dov’è”
Il cervello elabora ciò che vediamo attraverso due grandi “strade”:
1. La via del “cosa” (via ventrale)
È la via deputata al riconoscimento degli oggetti. Parte dalla retina, passa per la corteccia visiva primaria e prosegue verso le aree temporali del cervello. Questa via permette al bambino di:

  • distinguere forme, colori e dettagli;
  • riconoscere lettere e parole;
  • discriminare una lettera da un’altra (per esempio “b/d”, “p/q”);
  • identificare figure, immagini, simboli e oggetti familiari.

In ambito scolastico è essenziale per la lettura, la scrittura e l’organizzazione visiva del materiale.
Una difficoltà nella via del “cosa” può portare a errori di riconoscimento, lentezza nella lettura o confusione tra forme simili.
2. La via del “dove” (via dorsale)
Questa via elabora la localizzazione degli oggetti nello spazio. Prosegue dalla corteccia visiva verso le aree parietali, responsabili di integrare movimento, orientamento e coordinate spaziali.
La via dorsale permette al bambino di:

  • capire dove si trova un oggetto nello spazio;
  • valutare distanze, profondità e direzione;
  • seguire un testo riga dopo riga senza saltarne qualcuna;
  • copiare correttamente dalla lavagna;
  • coordinare occhio e mano nei movimenti fini (scrittura, disegno, manipolazione).

Quando questa via è poco efficiente, possono comparire difficoltà di orientamento nel foglio, disorganizzazione nello spazio grafico, lentezza nei movimenti oculari (passaggio dalla lavagna al quaderno), oppure problemi nel seguire oggetti in movimento.
Queste due vie collaborano in ogni attività scolastica. Mentre la via del “cosa” riconosce la lettera o il numero, la via del “dove” stabilisce dove collocarlo sulla riga, come spostare l’occhio per passare alla parola successiva, quanto dista la lavagna dal quaderno e come seguire il testo senza perdere il punto.
Se una delle due vie è poco automatizzata, l’intero processo visivo richiede più sforzo. Il bambino può riuscire comunque nel compito, ma consumando molte più energie, con affaticamento, calo di attenzione o aumento degli errori.

Quando la fatica arriva prima della difficoltà
Se la postura o la visione richiedono troppa energia, il bambino può apparire:

  • distratto;
  • lento;
  • poco resistente;
  • svogliato.

In realtà, si sta semplicemente stancando troppo per mantenere il corpo in posizione o per seguire il testo. Capire questo significa leggere i segnali del bambino con più attenzione e meno giudizio.

Cosa possono fare i genitori

  • Osservare come il bambino si posiziona quando legge o scrive;
  • Notare se si avvicina molto al foglio o se perde spesso il punto
  • ;
  • Permettere pause attive brevi e frequenti;
  • Curare l’illuminazione;
  • Curare la postura: altezza della sedia e del tavolo, corretta posizione corporea;
  • Confrontarsi con professionisti (medici, psicologi, TNPEE, logopedisti, ortottisti) se emergonodifficoltà persistenti.

La postura e la visione non sono dettagli: sono le fondamenta del modo in cui i bambini conoscono il mondo. Sostenerle significa offrire loro un terreno stabile su cui costruire tutti gli apprendimenti scolastici.

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