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Oltre il piatto: cosa nascondono davvero i DAN


Rivista N. 24 - Numero unico - Anno 2026
Oltre il piatto: cosa nascondono davvero i DAN

I disturbi dell’alimentazione e della nutrizione (DAN) rappresentano un insieme complesso di condizioni psicologiche che influenzano profondamente il rapporto con il cibo, il corpo e l’immagine di sé, aspetti su cui sempre più si è stimolati a porre attenzione. Basti pensare come il ruolo dei social media nel rapporto con il corpo e il cibo è diventato centrale, agendo spesso come un "amplificatore" di vulnerabilità preesistenti (circa il 46% degli adolescenti dichiara di sentirsi peggio riguardo alla propria immagine corporea a causa dei social).
I DAN non sono semplici problemi legati al peso o all’alimentazione, né tantomeno scelte volontarie. Si tratta di disturbi mentali complessi, in cui il comportamento alimentare diventa l’espressione visibile di una sofferenza emotiva più profonda. Alla base vi è l’interazione di fattori biologici, psicologici, familiari e socioculturali, che lo psicologo è chiamato a esplorare e comprendere nella loro unicità per ogni persona.
Tra i disturbi più noti troviamo l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder). Ce ne sono poi altri, come l'ortoressia nervosa (l'ossessione per il cibo “puro”, salutare) e la vigoressia (l'ossessione di raggiungere una muscolatura imponente, scolpita) che sono altre manifestazioni di disagio e sofferenza che utilizzano il cibo e il pensiero ossessivo intorrno ad esso come canale di espressione. Al di là delle differenze sintomatologiche, ciò che accomuna questi quadri è la presenza di una relazione problematica con il cibo e con il corpo, spesso accompagnata da una difficoltà a riconoscere, esprimere e regolare le emozioni. In questo senso, il sintomo alimentare non è il problema in sé, ma il segnale, il sintomo di un disagio che chiede ascolto.
Il ruolo dello psicologo è proprio quello di dare significato a questo segnale. Attraverso la valutazione clinica e il percorso psicoterapeutico, il terapeuta aiuta la persona a comprendere la funzione che il disturbo ha assunto nella sua vita: un tentativo di controllo, una risposta a vissuti di inadeguatezza, un modo per gestire emozioni dolorose, di fare fronte a traumi, di reagire a relazioni complesse. Questo lavoro di comprensione è il primo passo verso il cambiamento.
I disturbi dell’alimentazione possono colpire persone di ogni età, genere e contesto sociale e il riconoscimento precoce dei segnali di rischio è fondamentale. Spesso si lavora non solo con il singolo individuo, ma anche con la famiglia, la scuola e altri contesti di vita. In particolare, nei casi che coinvolgono bambini e adolescenti, il coinvolgimento del sistema familiare è parte integrante dell’intervento. Inoltre è importante mantenere un approccio multidisciplinare, in collaborazione con medici e nutrizionisti.
La psicoterapia rappresenta uno degli strumenti principali nel trattamento dei DAN. All’interno della relazione terapeutica, la persona può trovare uno spazio sicuro in cui sentirsi accolta e non giudicata, imparando gradualmente a costruire un rapporto più equilibrato con il cibo e con il proprio corpo attraverso l'attribuzione di significato alla sofferenza della persona. Un percorso che ha l'obiettivo di raggiungere una maggiore consapevolezza emotiva, un senso di identità più stabile e strategie più funzionali per affrontare le difficoltà.
I disturbi dell’alimentazione si possono curare, soprattutto se affrontati tempestivamente e con il giusto supporto. Dietro ogni sintomo c’è una persona con una storia unica che ha bisogno di essere ascoltata e compresa per affrontare un percorso che porti ad un un maggiore benessere psicologico e una migliore qualità della vita.

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